Il telefono che cambia tutto
Era l’ottobre del 1957 quando una chiamata proveniente dalla Svezia raggiunse il laboratorio dell’Istituto superiore di sanità a Roma.la voce all’altro capo annunciava il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia: il destinatario risultò essere Daniel Bovet. Il riconoscimento rimbalzò sui giornali di tutto il mondo, ma il nome di filomena Nitti, che per anni aveva firmato ogni ricerca accanto al marito, non venne neppure sussurrato.
Un’infanzia tra Napoli, Roma e la costa lucana
Filomena, nata il 10 gennaio 1909 a Napoli, trascorse i mesi estivi nella villa di famiglia ad Acquafredda, in Basilicata, mentre gli inverni la vedevano a Roma. Suo padre, Francesco Saverio Nitti, già presidente del Consiglio nel 1919-1920, e sua madre Antonia Persico, figlia del giurista Federico, le offrirono un ambiente colto e cosmopolita.
L’esilio e la fuga dalle squadre fasciste
Nel giugno 1924 la famiglia lasciò l’italia: le incursioni delle milizie fasciste resero impossibile restare. Prima tappa la Svizzera,poi Parigi,dove il costo della vita risultò meno proibitivo. In terra francese Filomena acquisì presto indipendenza e, a vent’anni, sfidò le convenzioni: sposò un giovane cronista polacco, si trasferì a Mosca e mise al mondo due bambini. Il matrimonio però si incrinò rapidamente; rientrata in Francia, ottenne il divorzio e riprese gli studi interrotti.
L’incontro decisivo nei corridoi dell’Istituto Pasteur
Una borsa di studio le aprì le porte dell’Istituto Pasteur a parigi. Qui lavoravano già il fratello Federico Nitti e lo svizzero Daniel Bovet, approdato Oltralpe per ragioni accademiche. La collaborazione scientifica tra Filomena e Daniel si trasformò ben presto in una passione profonda. Si sposarono, ebbero un figlio – il terzo per lei, il primo per lui – e divennero una coppia inseparabile in laboratorio.
Da Parigi a Roma: la coppia di chimici più ammirata d’Europa
Terminata la guerra, i due ricercatori lasciarono la Francia e si stabilirono a Roma.L’Istituto superiore di sanità offrì loro due postazioni nello stesso reparto. Articoli, conferenze, scoperte: ogni lavoro veniva firmato con entrambi i cognomi. Nel panorama della chimica farmacologica europea, il tandem Nitti-Bovet era considerato inarrivabile.
La mancata citazione sul palcoscenico di Stoccolma
Il premio assegnato a daniel Bovet per lo studio degli antistaminici venne accolto con entusiasmo dall’opinione pubblica, ma l’omissione di Filomena ferì la comunità scientifica più attenta.Lei, pur rammaricata, continuò a lavorare lontano dai riflettori, fedele alla convinzione che la ricerca contasse più delle medaglie.
Rita levi-Montalcini, una coetanea senza mai divenire amica
Negli stessi anni un’altra scienziata italiana, Rita Levi-montalcini, conquistava il Nobel (1986) e la fama mondiale. Filomena e Rita,nate nello stesso periodo,si incrociarono più volte,sia in contesti pubblici sia in occasioni private. Le loro esistenze, tuttavia, non si saldarono mai in un rapporto di amicizia: caratteri differenti, percorsi distinti, riconoscimenti distribuiti in modo impari.
L’eredità di una vita tra laboratorio e famiglia
Tra provette, appunti, figli e impegni internazionali, Filomena Nitti lottò per non essere inghiottita dall’ombra di due figure ingombranti: il padre statista e il marito insignito del massimo onore scientifico. Rivendicò il diritto a un nome in copertina, a una carriera autonoma, a un’esistenza visibile.